Visualizzazioni totali

venerdì 18 dicembre 2015

ten years ago

non sapendo che cosa mi riservi il futuro runneristico stante la contrattura alla schiena (oggi il fisoterapista all'ora di pranzo mi ha detto di stare fermo e non fare alcunchè, non ho avuto il coraggio di dirgli che il peggioramento di ieri era dovuto al calcetto di mercoledi sera), questo blog rischia di stare fermo. ma oggi ho pensato a come le cose cambino, ma soprattutto al fatto che sono le aspettative che fanno cambiare il modo di vedere le cose. in questo dicembre da noi al lavoro c'è una corsa a farsi vedere. si è creato un cerchio magico su cui si sprecano pettegolezzi e considerazioni di ogni sorta; cerchio magico che poi si allarga e si stringe a seconda dei luoghi e delle situazioni. ma dei pettegolezzi e delle considerazioni non me ne fotte una mazza. oggi sono altre le priorità della mia vita. ma fino a non moltissimo tempo fa anche io ho fatto parte di cerchi magici persino più ristretti di quelli citati. ho avuto anche io tanta ambizione, tanta voglia di crescere ed emergere. e mi è venuto in mente un episodio di dieci anni fa esatti. cambiò il manico in azienda. arrivò un nuovo AD. la mia prima uscita, indiretta, non fu delle migliori. ero relativamente "giovane" e certo più impulsivo di adesso. so che una cazzata (e di cazzata si trattò) fu notata dall'AD e il giudizio fu conseguente ma silente. ma arrivò un invito. quello che all'epoca era se non il primo, il secondo nostro cliente in Italia festeggiò i dieci anni di attività. e per l'occasione organizzò una mini convention, con tutto il personale di vendita, le autorità locali, alcuni personaggi televisivi (ricordo che a cena fui poi messo nello stesso tavolo con Don Mazzi), tutto il vertice aziendale e gli uomini dell'azienda "amici" o a loro molto "vicini". che, tradotto, stava a significare gli operativi come me con cui si erano confrontati commercialmente negli anni, nel bene e nel male. con un piccolo particolare: io, che non ero un cazzo o quasi, avrei dovuto parlare a questa convention. prima dell'AD e dopo tanti e più personaggi ben più importanti di me. "scusate, ma voi siete pazzi..... ma avete idea di come mi esponete in azienda?". la risposta "Francesco, tu non sei un nostro amico? tu non ci hai dato una mano in tante occasioni? si, la convention è nostra e quindi devi parlare".
ok, preparo una traccia per l'intervento e mi preparo a questo evento, organizzato in un bellissimo albergo sul lago di Garda dove avremmo dormito a spese loro anche la notte. arriviamo con il ritardo che si addice ai vip (gli altri, non io). noi siamo una decina. in ordine gerarchico ero credo il sesto o settimo. posto in prima fila, un paio di sedie accanto a me una dell'azienda famosa per essere una figa spaziale e solo molto dopo anche brava, che per l'occasione era più figa spaziale del solito. si succedono gli interventi e quasi alla fine tocca a me. mi porto il foglietto dietro ma una volta salito sul palco, davanti a 200 persone, come spesso mi capita inizio a parlare a ruota libera. racconto episodi recenti e meno recenti, poi quasi alla fine mi esce una specie di slogan che manco un pubblicitario esperto avrebbe potuto coniugare meglio, associando azienda, cliente e territorio. mi becco il mio applauso, la mia amica A. mi dice che sono andato bene, sono già contento così. poi tocca all'AD, che non ha (giustamente) solo i dieci minuti che avevano chi l'aveva preceduto. e cosa fa? prende il microfono, fa il suo intervento in mezzo alla gente e per prima cosa mi cita per quello slogan inventato al momento facendolo suo per parlare dell'importanza del concetto di fidelizzazione. 
ora amiche ed amici, mi credete se vi dico che probabilmente mi è venuto il cazzo duro? ecco, per me la serata poteva finire lì, ok mamma butta la pasta che arrivo. tutto quello che è successo dopo, la cena, le strette di mano (se fai un bell'intervento alla fine ti salutano tutti. tenete conto che quando vado in giro a eventi aziendali si avvicinano clienti che mi salutano e io non so chi siano.....), il biliardo e il rum a notte inoltrata nell'albergo vuoto con il neo cerchio magico.... sarò rientrato in stanza alle tre ma non mi riusciva di prendere sonno.
il giorno dopo torniamo in sede, ricordo che faceva un freddo della madonna, l'A4 ghiacciata ma con un sole splendido. arriviamo a Milano credo a metà mattinata. le mie sapevano già tutto, in particolare colei che sapeva le cose prima ancora che avvenissero. "Francesco, so già tutto, sei andato benissimo". ancora oggi le chiavi di casa mia sono legate al portachiavi in argento che mi fu regalato per l'occasione. quell'AD durò poco. quella convention servì solo a farmi stare saldo nel gruppo. a farmi fare (visto a posteriori) belle esperienze lavorative ma con riconoscimenti economici e di carriera tutto sommato modesti. ma se a distanza di dieci anni esatti ho ancora questo ricordo nitido, vuol dire che fu una tappa importante della mia vita. quello che non ricordo è: ma visto che eravamo giunti al venerdi, poi, sarà rimasta importante la mia erezione anche una volta tornato a casa? buon fine settimana amiche ed amici. Franz Ferdinand, "walk away", pezzo del 2005.

7 commenti:

  1. Condivido pienamente che le aspettative cambiano il modo di vedere le cose.

    RispondiElimina
  2. Ho fatto lo sforzo di leggere, giuro. Ma sono rientrata mezz'ora fa da lavoro, e ho anche rimesso mano ad una cosa che non mi convinceva troppo.

    Perdona.....

    RispondiElimina
  3. Gran bell'episodio Franz, complimenti! Io cerco sempre di scansare gli eventi aziendali, però è vero che ce ne sono alcuni che, in effetti, passano alla storia!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nb, la partecipazione a questo tipo di eventi, la collocazione in sala, non parliamo poi la possibilità di salire sul palco, rappresentano il peso specifico di una persona in azienda. a me di queste cose oggi non me ne può fregar di meno, ma un tempo.....

      Elimina
  4. Che strano che in certi momenti, all'improvviso, ci arrivino questi ricordi di dieci anni prima. Capita anche a me, ogni tanto.

    RispondiElimina
  5. Ecco che torna il Francesco autobiografico e osservatore che preferisco.
    Una cosa che ho notato è che un po' di distacco aiuta nelle imprese di successo. Lavori, ti impegni, ma non lo fai per il risultato, lo fai per la passione, per il piacere della cosa fatta bene. I risultati seguono, poi.

    RispondiElimina