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giovedì 18 febbraio 2016

un post lungo, quasi progressivo

già, come lo specifico allenamento nel running. e dal running iniziamo. non correvo da domenica, ma devo dire che la voglia di correre oggi non è che proprio facesse capolino. man mano che la giornata lavorativa andava avanti anzi tendeva a scemare. ma il runner deve correre anche quando ha poca voglia, se le necessità lo impongono. alle sei in punto ho lasciato l'ufficio e alle sette meno un quarto ero sulla Martesana. solo che stasera ho capito che non avrei dovuto correre sulla Martesana, non subito almeno, perché per fare bene avrei dovuto tenere alto il livello di attenzione. insomma, dovevo correre in città. per cui tutta Via Zuretti in senso contrario rispetto alle auto, Via Lunigiana, Villaggio dei giornalisti, Fulvio Testi, Bicocca. fin lì passaggi kilometrici non eccezionali, ma correre sui marciapiedi, prestando attenzione ai pedoni e alle auto, che ovviamente non si fermano sulle strisce pedonali (e a uno gli ho urlato "testa di cazzo"), non è semplice. dal cimitero di greco è iniziato il progressivo, andando sotto i 5' e 30" al km. e a quel punto sono finalmente arrivato sulla Martesana, nono km a 5' e 19", decimo a 5' e 10", undicesimo a 5' e 15". alla fine esce un 11 km e 370 metri fatti in un'ora, 2 minuti e 28 secondi, con i soliti 5' e 30" di media kilometrica. direi abbastanza bene, forse meglio del previsto. e sto bene, come sto bene quando corro facendo il mio dovere.
ma questo sarà un post più lungo del solito e parlerà pure di altro. se avete voglia leggete, se non avete voglia capisco. oggi pomeriggio è passato a trovarmi in ufficio un amico. no, diciamo un ottimo conoscente, che di amici io ne ho quattro dicasi quattro. comunque una persona che stimo molto. e che qualche mese fa ha rischiato. e non è andata male. è andata malissimo. un disastro totale, completo, assoluto. entrato nel mio cinquantesimo di vita ho capito che non si può e non si deve rischiare. che non bisogna avere colpi di testa. che la paura di sbagliare, no scusate mi sto esprimendo male, volevo dire che bisogna mettere in conto, quando si decide una cosa, che il domani potrebbe essere peggio di ieri.
ho ricevuto una mail. se vogliamo bella. ma siamo sempre lì. si tratta di pensare a quello che c'è da dire, a quello che c'è da fare. e poi tornare a pensarci, prima di fare. l'esistenza è come la rivoluzione. non è un pranzo di gala. se hai la fortuna di partecipare ad un bel banchetto, ringrazia chi ti ha invitato, che domani mattina potresti trovarti in uno slum di Johannesburg. in otto a cercare di mangiare un panino. uno arriva primo, forse divide con un altro, in sei rimangono a stomaco vuoto. la prossima volta correte più veloci.
mia figlia tra ieri ed oggi mi ha fatto incazzare. no, incazzare no. ha detto delle cose che non condivido. ha raccontato pure vicende personali che non era tenuta a raccontare. uno spaccato di vita che avevo comunque compreso. pure quando ti sposi dovresti pensarci 100 volte prima di farlo. e poi altre 100 volte. e mentre parlavo con mia figlia mi sono venute in mente le parole dette questa estate, in epoca non sospetta, dalla fidanzata del mio amico A. "tua figlia ormai è a posto. quello che dovevi fare lo hai fatto. pensa a te adesso". parole forse ciniche, opportuniste. beh, la donna è più opportunista dell'uomo. quanto meno speculativa. senza generalizzare, sia chiaro.
stasera ci sta Mauro Ermanno Giovanardi. un rischio calcolato. "quando suono". mi è sembrato un bel post. buona notte amiche ed amici.

ps: ma è uscito un disco dei Marlene Kuntz!


8 commenti:

  1. Bisogna pensarci mooolto bene prima di rischiare in genere ad ogni età a meno che non si ha nulla da perdere.

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  2. Ed è anche bello forte il disco dei MK

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  3. Che cos'è il leone e la gazzella?

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  4. assolutamente no Mariella. è il decidere se vivere bene o vivere male.

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  5. È un po' che ti sento tirato e inquieto. Niente, volevo solo dirti che mi dispiace e che spero passi presto.

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  6. Rischiare in che senso? Dipende sempre dalla forza che ti spinge ad agire. Puoi lasciare tutto, comodità, benessere, certezze, se ti spingono avanti l'istinto o la "voce interna". In quel caso e solo in quel caso, DEVI andare. Tutto il resto è opportunismo.

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  7. Il rischio è una di quelle cose che mi fa paura. Non solo per quello che accade dopo, ma anche il mentre, quello che si prova mentre ci si getta nel vuoto. E se poi mi piace troppo? se ci prendo gusto? E allora spesso sto ferma e non guardo neanche giù.

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  8. Solo chi lotta per la pagnotta capisce certi discorsi sulla la pagnotta. Grazie, Fra! (io comunque mi ero appuntato anche il tuo prezioso consiglio sui piani B)
    Sempre all'altezza anche la scelta musicale.

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