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domenica 20 marzo 2016

allenamento con il primo caldo e di un libro che non so se ho fatto bene o no a comprare

dopo tre gare domenicali consecutive questo weekend ho saltato. le gare, non la corsa sia chiaro. in questo fine settimana è arrivato il caldo, che runneristicamente parlando mette gioco forza in difficoltà. e la difficoltà è maggiore proprio per chi è in gara, e ne ho avuto evidenza nel leggere resoconti qua e là, dalla Stramilano alla Ferrara Half Marathon. oggi ho letto di runner perdere 15, 20 anche 25 minuti rispetto al loro PB sulla mezza. quando addirittura ritirarsi, e parliamo di campioni. quindi meno male che questo weekend non abbia gareggiato. mi sono allenato ieri pomeriggio, poco oltre le quattro. orario insolito di questi tempi, una volta uno dei miei orari preferiti. i diciassette di gradi in quel di Rivoli (ero dai miei) hanno fatto sì che indossassi pantaloncini e maglietta per la prima volta quest'anno (nella fattispecie, la Mizuno della mezza di Piacenza, una delle mie preferite). che è una sensazione piacevole. e poi nonostante il caldo c'era un venticello che proveniva dalla Val di Susa il cui unico inconveniente era il frenarti nei tratti in leggera salita. non era mia intenzione né forzare né fare tanti km. l'ideale sarebbe stato farne 14, ne ho fatti 12,10 in 1 ora, sette minuti e 51 secondi, a 5' e 36" al km. percorso da Rivoli a Collegno e ritorno (con parco della certosa in cui era impossibile correre tanto era pieno di gente). poi 650 metri di scarico a 5' e 29". chiudo la settimana con neanche 33 km, ben sotto i 40 km della settimana precedente. ma a marzo ho già superato, seppur di poco, i 100 km. ora di correre se ne parla non prima di martedì, che domani sera ho un aperitivo di lavoro.
giorni fa ero per lavoro in una città emiliana in cui ho vissuto bei momenti in passato. finisco il mio appuntamento in anticipo. è presto sia per tornare a Milano che per andare a pranzo. c'è una libreria nei paraggi. entro, e agli scaffali esamino le ultime uscite. c'è l'ultimo libro di Chiara Gamberale, scrittrice che conosco di fama pur non avendo mai letto nulla delle sue opere. intuisco che è un libro che parla d'amore. è difficile che io acquisti un libro che parli solo di amore. ma mi trovo lì dove mi trovo. forse non è un caso. e io quel libro decido di comprarlo. inizio a leggerlo. e mi viene il nervoso. lo leggo male. controvoglia, velocemente, senza soffermarmi sulle parole. di base, perché ha il difetto di tanti libri che parlano di amore. lo complessificano. peggio, lo condizionano, lo subordinano a ciò che siamo e a ciò che abbiamo vissuto e subito. e io non ci sto con questa teoria. ieri finisco il libro e, nonostante nelle ultime 50 pagine abbia avuto un moto di ripresa, ritengo la lettura di questo libro inutile e la trama insufficiente. poi succede che, come avevo scritto nel precedente post, ieri sera esco col mio amico M., il quale come volevasi dimostrare mi obbliga a discutere per buona parte della serata (e meno male che quando siamo andati a fare struscio per Rivoli gli ho raccontato della mia vita di runner, almeno si è divagato un po') di casini sentimentali, i suoi in particolare. e si è cominciato con "il problema era lei" per finire a "il problema ero io". anzi caro M., sarebbe caso di dire "il problema sono io", perché è assolutamente così. e allora ho pensato che la Gamberale proprio torto non ha. che in quel racconto c'è tanto o qualcosa di quello che siamo noi. e poi su una cosa la pensiamo allo stesso modo. su cosa? beh, leggete il libro no? Chiara Gamberale "adesso". voto..... non so.... buona notte e buon inizio settimana.

4 commenti:

  1. Il problema era lui,il problema era lei.
    Il problema sono entrambi.

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    Risposte
    1. Nell'ottantacinque % dei casi.
      Fanno eccezione il resto delle coppie in cui 1 dei 2 ha evidenti problemi.
      Considerando che se un* si mette con un problema ha problemi, di fatto torniamo al 100% dei casi.

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  2. Il problema in amore è sempre da entrambe le parti. Ci sarà quello che si impegna di più, quello che ci mette più cuore, che si dà maggiormente. Ma quando le cose vanno male, non credo che sia sempre e solo colpa di chi non l'ha fatto.

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  3. Per la miseria, ma che caldo fa? Che schifo.

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