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martedì 2 agosto 2016

la mafia uccide solo d'estate (post non runneristico perchè così deve essere)

oggi mi sono indisposto due volte. la prima volta incontrando una strafattona alla fermata dell'autobus, ma questo direi che è roba da poco. la seconda volta, su una questione di lavoro. sì, perché è successo che il sottoscritto si è voluto fare carico - senza secondi fini - la settimana scorsa di una bega altrui. ma senza interventi a gamba tesa, confrontandomi e chiedendo. nell'unico interesse che conta, quello di chi ci paga puntualmente lo stipendio il 30 del mese. una volta avuto il via libera, si è scoperto che non era possibile raggiungere il risultato. peccato, altrove un intervento da mago silvan mi è riuscito. beh, oggi è successo che coloro che sarebbero stati beneficiati dalla cosa mi hanno sfanculato. con toni tra il sarcastico (e ci sta) ed il compiaciuto (che ci sta meno, perché i primi ad essere inficiati della cosa sono loro). insomma, alla fine si è rivelata essere una roba da "vediamo chi ha il cazzo più lungo". competizione che non mi interessa, un po' perché non ho più l'età e un po' forse perché come cantavano i Prozac+ il superdotato ha poco sale in zucca.
ho appena finito di vedere "la mafia uccide solo d'estate". bel film, che mi ha ricordato i miei primi 18 anni di vita. per chi non lo sapesse, ho origini siciliane. e dagli zero ai diciotto anni, tutte le estati andavo in vacanza in Sicilia. a volte andavo anche per natale, e per i morti, e per pasqua. ma sono le estati che contano. un periodo che andava dai 30 ai 60 giorni, a casa dei nonni oppure al mare, un po' dove capitava. tutte le estati, fino al 1984. poi finì. un po' la maggiore età, un po' che mio nonno morì e mia nonna venne al nord. non vi dico di comune si trattasse, ma era ed è comune di mafia. cioè, chi sa di mafia non può conoscerne le vicende, dal dopoguerra in poi. io ero bambino. ma l'odore di mafia si sentiva. si sentiva nelle campagne elettorali, con i manifesti e i santini ovunque. si sentiva quando eri in spiaggia, e ti arriva la notizia che il sindaco era stato ucciso nella sua auto in un agguato. si sentiva quando ti scappava di pronunciarla quella parola e i parenti ti guardano strano. che ancora adesso la cugina quando chiama mia mamma di certe cose al telefono non vuole parlarne. e anche quando più grandicello (diciamo sui 16/18 anni) ti capita di conoscere gente più grande, diciamo dei sinceri antimafiosi, vedi che anche loro stanno molto attenti nel pronunciarsi. c'era una cappa asfittica. capivi, lo capivo persino io che ero molto giovane, che certe ricchezze erano innaturali (che poi più che ricchezze, si trattava di differenze sociali). come innaturali erano le tante, troppe cose che non funzionano. eppure si trattava di posti di una bellezza straordinaria. dove poteva capitare che ragazzini di 14, 15 anni potevano giocare a calcio nel parco archeologico, utilizzando delle colonne doriche come pali, e guardate che non sto scherzando.
poi ho smesso di andarci, perché era giusto che fosse così. poi una estate di tanti anni dopo, una estate che doveva essere una cosa e diventò un'altra cosa, tornai negli stessi luoghi. era dopo Falcone e Borsellino, dopo gli arresti di Riina e Brusca. un comune militarizzato. neanche tanto discretamente. e ci tornai anche l'anno dopo. c'era ancora benessere, ma era il benessere dell'intera nazione. nel parco archeologico non avrei più potuto giocare a pallone. la cappa asfittica era finita. c'erano locali per giovani, c'erano ristoranti, c'erano le mie cugine, c'era che si capiva che esisteva lo stato e non solo l'antistato. una sera tornando a casa, cioè tornando a casa dove eravamo ospitati io e l'allora mia moglie veniamo fermati da una pattuglia per un normale controllo. erano due non so se poliziotti o carabinieri. vedono che siamo nel nord. non so perché iniziamo a fraternizzare. ero felice di quel controllo, ero felice che fossero privi di quella paura che vedevi nelle forze dell'ordine lustri prima. era evidente che catturare quelli che ancora erano (e sono) i principali latitanti di mafia sarebbe stato difficile. ma era altrettanto evidente che erano loro a doversi nascondere e ad avere, si può dire, paura. da allora in Sicilia sono tornato diverse volte, ma per lavoro e anche per motivi sportivi. e quella cappa non si sente. la sento in Campania, la sento in Calabria, ma non in Sicilia. da quella volta, da quell'ultima volta che sono stato nella città dei miei genitori, sono passati 19 anni. lo stato ha inflitto innumerevoli colpi alla mafia, ha sequestrato di tutto e di più. e oggi so che si respira un'altra aria. un'aria più dimessa e con meno mamma santissima. certo, la crisi economica è arrivata anche lì, ma ancora più evidente è la crisi dell'economia mafiosa. chi aveva tanto ha meno, chi aveva un poco ha niente. chi si laurea va al nord. nella mia stessa azienda c'è una ragazza che è di lì, di quel comune, e che ho scoperto conoscere bene il più piccolo dei miei cugini.
è da un anno che ho voglia di tornare lì. è da un anno che ho voglia di tornare a visitare la tomba di famiglia (sì, perché il lato materno della mia famiglia possiede una specie di mausoleo nel cimitero locale), di portare un fiore a mia nonna, di comprare la casa di mia zia, di vedere quel cortile teatro di un famoso omicidio e in cui qualche anno dopo fu girato un film ed in quel film alcune comparse erano cugini di mio nonno. di andare in spiaggia, coricarmi a pancia in giù, addormentarmi, e svegliarmi e guardare all'orizzonte quello spettacolo edificato più di 2.500 anni fa. perché, piaccia o no, quelle sono le mie radici.
per parlare di running, il prossimo post. buona notte amiche ed amici.

8 commenti:

  1. Diciamo che la malavita si adatta, cambia nel tempo. Forse la mafia dei colletti bianchi, quella che opera nelle alte sfere e nella finanza non ha poi neanche bisogno di stare fisicamente in Sicilia...

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    1. no NB, quella mafia senza controllo del territorio non è nulla. avrai capito che io so chi erano e sono quei mafiosi. è una mafia che se investe, deve investire lì. è differente dalla camorra e dalla 'ndrangheta, che li esporta i suoi rampolli, colletti bianchi o killer. Buscetta e Liggio investivano a Milano, ma solo per incassare a breve. cosa che oggi non sarebbe possibile. quindi aprono piccoli supermercati, negozi di intimo, bar. che spesso vanno male, complice la crisi e la loro inettitudine commerciale. quelle storie, nate 30 anni fa e chiuse dalla magistratura o dai tribunali fallimentari, sono lì a testimoniare che di base si trattava di incapaci. o meglio, la lupara e il terrore erano la loro sola capacità.

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  2. ho frequentato sia la Sicilia, molto di più la Calabria, nelle mie estati da ragazzina.Mai ho avuto la percezione di pericolo, oppure ho visto o sentito cose.Quando sentivo parlare di mafia, o ndrangheta, mi stupivo...è vero, in Campania è molto visibile e palpapibile.Negli anni però è cambiato il codice, ricordo che c'era un certo rispetto del camorrista per coloro che riconoscevano di classe sociale superiore, delle donne e dei bambini.Oggi non è più così, colpa anche del salto di qualità dovuta alla vendita delle droghe, rispetto alle sigarette di contrabbando, per non parlare dell' ingresso della politica.Adesso è tutto un mappazone.

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  3. Uno dei più bei post che tu abbia mai scritto.
    E non c'è da aggiungere altro.

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  4. Ma pure in estate hanno tutte queste energie per sfanculare chi tenta di aiutarli? Che roba.

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  5. Anche dalle mie parti si giocava a calcio tra le rovine archeologiche fino alla fine degli anni '90.

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  6. E allora mio caro "terrunciello" devi fare in modo di ritornare in vacanza da quelle parti. :)

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  7. Vivo in Sicilia da 37 anni,da sempre,e quel film ha rappresentato in pieno il modo in cui un bambino si trovava a convivere con la mafia. Manifestazioni e fiaccolate, ma poi ti sembrava di dover accettare i tentacoli di quel mostro da non nominare perché sconfiggerlo sarebbe stato impossibile.
    Oggi non è così. Noi isolani abbiamo un atteggiamento diverso. Non significa che la mafia sia sparita, né che la legalità sia il nostro pane quotidiano, ma non si incoraggia. Si stigmatizza. Sin dalla scuola dell'infanzia. Ed è necessario! Francesco, l'anno prossimo di ospiterò volentieri ;-)

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