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mercoledì 12 ottobre 2016

elogio della normalità

questa mattina ho formalizzato un closing discretamente rilevante. sto parlando di lavoro e se uso questo termine anglofilo è perché non mi va di entrare particolarmente nel merito. perché quell'avverbio? beh, perché nella mia vita (lavorativa) ho fatto cose decisamente più rilevanti, e non parlo solo di ricavi, margini, utili. parlo di cose che, nel mio ambito, hanno persino fatto un po' storia. parlo di quando, sette, otto anni fa? preistoria insomma. allora di che minchia ti elogi Francesco? a parte il fatto che io non mi elogio di nulla, dico che quello che ho fatto non era "di mia competenza". quante volte nella vita avete sentito questa frase? quante volte avete sentito alibi, scuse, giustificazioni di ogni sorta? e, ne sono certo, mica solo negli uffici pubblici.  quindi, anche se non mi competeva, a luglio ho pensato a come cogliere due piccioni con una fava. la fava sarei io, uno dei due piccioni era "di mia competenza", affrontato e definito a settembre, ma lì era gioco facile. il secondo piccione non era affatto facile da cogliere. in primo luogo, perché il problema era solo nostro. in secondo luogo, perché nessuno avrebbe avuto interesse a risolvercelo quel problema. allora capirete che dire in azienda "avrei fatto questa pensata" era una mossa suicida. ma le cose si fanno perché vanno fatte. perché se ognuno pensa così a cazzo (e la maggior parte delle persone pensa a cazzo) non si va da nessuna parte. e mi è venuta in mente una frase di Steve Jobs, "la gente non sa quello che vuole finchè non glielo si mostra". e allora sono andato dall'unica persona che poteva fare quello che volevo. gli ho parlato "normalmente". perché alle persone bisogna parlare normalmente. perché nella vita bisogna essere normali. gli ho detto "io ho un problema, lo facciamo diventare una opportunità?". che detto così sembra facile e banale, ma col cazzo lo è. la prima volta che gli ho parlato questo mi guardava come si guarda un marziano. "ma cazzo Francesco, mi sto riprendendo adesso e tu mi vuoi coinvolgere in questa cosa?". e a ogni obiezione spiegare i vantaggi. con la sicurezza di chi non deve fregare nessuno, semplicemente perché crede a quello che dice. "va bene Francesco, devo parlarne pure con gli altri, e comunque se ne parla a settembre". e a settembre sono tornato subito alla carica. ho capito le resistenze, le perplessità, ho pensato a come giungere ad un accordo di "reciproca" soddisfazione. ho proposto, ho vincolato il tutto a una data. oggi, il 12 ottobre 2016. perché se si è normali il tempo non è una variabile indipendente. e quando questa mattina, un po' assonnato devo dire, mi sono presentato da loro, anche se tutto sembrava definito così non è stato. prima di mettere le firme su tutte le pagine è passata un'ora e mezza a leggere, a spiegare, a modificare qualche virgola. e dopo la firma, pure la foto di rito. che ho scattato io, avendo lasciato al mio "junior" la soddisfazione di andare sulla newsletter aziendale (anche perché se ci vado io è un po' ridicolo). tanto tutti sanno che ci sono dietro. a pranzo al mio junior ho detto "guai a te se quando sorge una difficoltà come questa mattina te ne vai a casa senza firmare. tu il problema lo devi risolvere lì, sul momento". perché è normale che noi risolviamo problemi. se non ci fossero problemi noi non avremmo senso di esistere.
alcuni di voi sapranno che non apprezzavo particolarmente Matteo Renzi. anzi, mi stava abbondantemente sui coglioni. ora, non è che mi sia diventato particolarmente simpatico, ma gli riconosco di "aver fatto" e d'altro canto uno dei miei motti è "solo gli sciocchi non cambiano idea". ma in ogni caso dico che l'Italia di Renzi è comunque una "Italia normale". eh si, perché ad esempio c'è un partito - quello che sì ho sempre odiato e considerato il male assoluto - chiamato Movimento 5 Stelle che ha ai suoi vertici parlamentari che sostengono l'esistenza delle sirene. che ritengono la moneta sia unità di misura e possa essere creata in qualsiasi momento (che dite, domani tutti all'esselunga a fare la spesa con moneta non esattamente convenzionale?). che dicono che l'uomo non abbia mai messo piede sulla luna. ecco, esiste una "Italia non esattamente normale". io voglio appartenere all'Italia normale. a quell'altra "Italia anormale" io non intendo appartenere, e magari ricordiamocelo quando ci sarà il referendum il 4 dicembre. la mia impressione è che tante cose in questo nostro bel paese non funzionano (in qualunque ambito) perché da troppo tempo si assiste ad un arruolamento di massa nell'esercito degli anormali.
New Order, "true faith". buona notte amiche ed amici.

8 commenti:

  1. L'impresa eccezionale é essere normale.
    Chi l'ha detta? Non me lo ricordo.

    Ma comunque stasera mi é stato detto proprio questo, cazzo, che devo crescere. E che non sono normale.

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  2. Tra piccioni e competenze ho capito poco. Perdonami, il maltempo mi rende apatica.
    Un abbraccio.

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  3. Chi ha un talento lo deve sfruttare. Tu sei bravo sul lavoro e quindi: complimentoni.
    In merito al referendum mi auguro che gli italiani ricordino solo le invadenze dell'ambasciatore americano, per avere le menti chiare.

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    1. La citazione di Jobs é l'anima del marketing in fondo...

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  4. Hai pendolato molte volte tra normale ed anormale.
    Il tu comportamento che è stato respons-abile è anormale e non è scontato/comune/normale una persuasione win-to-win che sottolinea i vantaggi di ogni contesto/situazione.
    Normale e a-normale, sostanzialmente possono dire tutto e nulla: forse potremmo ricondurlo alla statistica ma ci vorrebbero delle misurazioni.
    R.? Sta superando il suo mentore B. . Preferisco non proseguire.

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