Visualizzazioni totali

giovedì 27 ottobre 2016

tecar, nuvole ed eccellenza

questa mattina, uscendo da casa che era ancora buio, sono andato a fare la prima tecar. che ho iniziato pure in ritardo perchè il traffico è stato pazzesco. servire serve, ma mi ha innervosito per due motivi. il primo me lo tengo per me, il secondo è che la tipa mi ha detto che non devo prendere sotto gamba questa infiammazione e che fino alla fine del ciclo non devo fare niente. se vi dico quando è prevista la fine del ciclo, capirete il motivo del mio (mega) nervoso. ma lei serafica (giustamente) mi ha detto "ci vuole tanto per andare forte, basta un niente per fermarsi". il problema è che il mio niente ha un nome e cognome che dovevo e potevo sfanculare.
ieri sera non so come mi ha preso di andare a ripercorrere i miei trascorsi sportivi professionistico-dilettantistici. non è un neologismo. si trattava di fare dello sport senza prospettive di diventare riccco (mah, forse giusto i primi dieci in Italia, e non certo allora) ma dove ti veniva richiesto (e oggi molto di più) un impegno da professionista. parliamo di anni '80 e '90 (sic!), vabbè più anni '90. arrivai a fare bene, anzi molto bene, "tardi". dopo qualche anno di impasse (avete presente il concetto di "il ragazzo è intelligente ma non si applica, che ti permetteva di essere promossi senza eccellere?), ebbi tre anni eccezionali. perchè mi applicai. ma quando arrivai a competere a livello nazionale, grazie a quei tre anni eccezionali, era troppo tardi. il salto di qualità fatto da non più giovincello e gli impegni di lavoro iniziarono a cozzare con il concetto di eccellenza. anonimato e mediocrità, gli stessi errori ricorrenti, addio articoli sui giornali che parlavano bene delle mie vicende. il ritorno nei comuni mortali insomma. che forse era quello il mio posto. poi mi dicono di passare all'indoor, io dico che non ne ho voglia, ma loro insistono. altri quattro anni di ribalta nazionale. ma con poca voglia, con pochi stimoli, gare sufficienti, buone, ma mai ottime (a parte il primo anno). senza voglia di confrontarmi, di chiedere, di parlare con gli istruttori che avrebbero saputo ben indirizzarmi. poi avevo altri cazzi, il matrimonio che non andava bene, una figlia piccola. fui io a chiudere quella esperienza. da lì a qualche anno avrei smesso di farla anche a livello amatoriale (che poi furono gli anni migliori, fare sport senza essere in graduatoria è la cosa migliore). tutto questo pippotto per dire che forse potevo fare meglio, che qualche soddisfazione in più me la potevo prendere e che mi sono messo in gioco meno di quanto mi ricordassi. per eccellere bisogna sbattersi, c'è un cazzo da fare. che alla base della piramide ci sono tanti granelli di sabbia, al suo vertice pochissimi.

5 commenti:

  1. per eccellere bisogna sbattersi, c'è un cazzo da fare. che alla base della piramide ci sono tanti granelli di sabbia, al suo vertice pochissimi.

    Questa la stampo, giuro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stampo pure io!
      In effetti è anche vero che c'è piramide e piramide. Parecchi sono i casi in cui la sabbietta in alto non è altro che sabbietta :-)

      Elimina
  2. ma dai Francesco, quanto pessimismo e rimorsi, non è da te.
    Che poi, sono cose che capitano, giusto ieri leggevo di Linus, il dj maratoneta, che ha qualche grosso problema al tallone.Ridimensiona l'acciacco. La mente può tanto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. pessimismo sulla corsa abbastanza.

      rimorsi sul passato sportivo no, ci mancherebbe. i miei limiti mi erano certamente noti all'epoca, ma li avevo forsi rimossi complice il passare degli anni. insomma, non ero un fuoriclasse. e per fare tre metri più degli altri dovevo sbattermi ben più di tre volte gli altri. negi anni in cui questa cosa non mi interessava molto evidentemente l'ho pagata.

      Elimina
  3. Ha ragione la signora, bisogna andarci cauti in questa fase. Che la ripresa va gestita bene.

    RispondiElimina