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venerdì 13 gennaio 2017

miss italia potrebbe andare avanti

quella che si sta chiudendo, lavorativamente parlando, è una delle settimane più difficili della mia vita. disclaimer: può anche essere che in questo post arrivi a utilizzare termini catastrofisti o iperautocritici. ma sono provato, lo ammetto. l'ho scritto nelle ultime settimane: sono in qualche modo sotto attacco o comunque sono in odore di cambio di mansione. e non per stare meglio. per una serie di vicende, nel più becero stile che contraddistinge le aziende o le aziende come la mia, da lunedi a mercoledi - causa mancato invito ad una riunione in cui erano presenti cani e porci - sembravo un appestato. le persone quasi mi evitavano, qualcuno (di quelli che hanno il capo "potente") è arrivato ad affacciarsi al mio ufficio chiedendomi a bassa voce "francesco, come stai, tutto bene?". mail ridotte al lumicino, telefono quasi muto, le mie di mail che cadevano nel vuoto. ribadisco: sono (mal) sopportato da  tre anni. ovvero da quando sono passato da essere uno su cui veniva canalizzata ogni rogna, ogni business, ogni aspetto strategico (che dio solo sa quanto lavoravo e quanto male faceva alle mie coronarie questa cosa) ad uno che conta come il due di coppe quando la briscola è bastoni. si sa, cambiano i manici e cambiano gli scenari. eri tutto, non sei un cazzo perchè tu sei quello che ha fatto questo che rispondevi a quell'altro che per fortuna che è andato via che era responsabile di tutti i mali dell'umanità. cazzate, ovvio. cazzate da grande azienda, da azienda strutturata, da azienda dove manca il padrone e allora non sono i risultati a contare o le capacità a contare, ma altro. salvo, ogni tanto, ricordarsi che esisti, chiaro. magari fare anche bella figura, ma alla fine della fiera non serve ad un cazzo, perchè è altrove che si decide, ma soprattutto che si ha la possibilità di far valere le proprie ragioni. dicevo, tre giorni di lazzareto. e allora inizi a pensare alle cose più turpi. che non è il cambio di mansione, è altro. a cui sono preparato, sia chiaro. a cui sono strutturalmente attrezzato. chi è stato costretto a tagliare sa di dover essere tagliato prima o poi. ma poi, d'incanto, al giovedi mattina riprendono ad arrivare le mail, riprende a suonare il telefono, riprende la vita. come se radio azienda avesse decodificato e dato l'interpretazione autentica all'accaduto. prima che ancora l'interessato, il sottoscritto, sappia di che si tratta. cosa che effettivamente è. non sono stato con le mani in mano, ovviamente. ho raccolto altre informazioni, ho parlato con chi dovevo parlare e sa, ho fatto riunioni propedeutiche a ciò che andrò a fare a breve. aspetto solo l'ufficialità. è questione di giorni, ma sarà fare un paio di passi indietro. non sono neanche così importante da darmi particolare urgenza, vi sono altre priorità. come mi sento in questo momento? oltre che provato, un pò mi vergogno. ho vissuto altri momenti lavorativi difficili, impegnativi, fastidiosi. il lavoro è una cosa bella ma sarebbe ancor più bello potersi permettere di non lavorare. ma sono sempre stato protagonista, combattente, forte, determinato. sia quando ero stato appena inculato e c'era da ribattere colpo su colpo, sia quando ero determinante ed apicale. questa volta non è stato e non è così. questa volta la sensazione è brutta. perchè sento che, a prescindere dal giusto o sbagliato (che sono concetti che non esistono, sul lavoro), questa vicenda mina tante cose, tutte insieme: la mia autostima, la dignità, il livello di coraggio. se penso a cosa usciva dalla mia bocca, dalla mia tastiera del pc, dalla mia penna anche meno di un lustro fa, nel bene o nel male, mi viene troppo male. e se devo esprimere una frase di sintesi per tutto ciò, si può dire "è la paura del futuro non essendo più un ragazzino". ovvero, il pensiero che se salti ci sta pure, avrai pure i tuoi paracadute (che la stra maggior parte delle persone normali non hanno, beninteso), ma alla fine dovrai ricominciare da capo. e con quel ricominciare da capo dovrai fare i conti, e misurare la tua energia (ce n'è ancora? è tanta?), il tuo adattamento al cambiamento, la tua capacità di misurarti con quello che c'è al di fuori del mondo conosciuto finora ivi compreso il confronto con i livelli di conoscenza richiesti (ad esempio io ho smesso di "studiare" da anni, causa necessità di operare costantemente come un meccanico della ferrari che deve fare il cambio gomme con il bolide lanciato nel rettilineo di un autodromo). quando questa vicenda si definirà, qualcosa andrà fatta e/o valutata. una mia amica che si occupa di formazione e selezione dice di fregarmene. per me miss italia va avanti, dice lei. un mio amico direttore del personale altrove dice che l'importante è che non mi tocchino stipendio e posto di lavoro. vero. no, non è vero. ma per niente, proprio per niente. un'altra mia amica coach, più correttamente, ieri sera mi ha chiesto come mi senta. e diciamola tutta. mi sento un pò una merda. anzi, un vecchio di merda. che l'ha svangata, per una serie di ragioni. e anche se, paradossalmente, questo nuovo lavoro sarà per certi versi più divertente, la risultante non cambia. ora chiudo il post, che sta diventando un trattato (in realtà è oltre due ore che scrivo, solo che mi sono dovuto interrompere gioco forza più volte). domani è un altro giorno. magari domattina andrò a correre. che ricordiamolo, questo sarebbe un blog di running. un abbraccio amiche ed amici.

15 commenti:

  1. Si, questo è un blog di running. Ma chi lo scrive sei tu che hai anche una vita oltre la corsa.
    Mi spiace per questa situazione che, indubbiamente, ti porta addosso ansie o comunque fastidi di vario genere. Credo che in un'azienda come quella in cui lavori sia complicato stare sempre sulla vetta...e che a volte, anche in base a come soffi il vento, si sia costretti pure a starsene giù.
    Un abbraccio e buon week end. Domani è un altro giorno.

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  2. Per esperienza trentennale bancaria, che sempre azienda privata è, ti dico che dall'oggi al domani passi dall'apice al cesso con velocità supersonica. Con quelli che ti leccavano prima a far finta di non riconoscerti ora. E viceversa. In realtà non conta come lavori, come ti poni, come agisci. Ma è il contorno a delinearti. Il contorno ti sceglie e ti modella. E tu, stronzo o anima pia che sia, acquisirai l'anima di chi ti modella. Amen

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    1. Purtroppo Franco a pienamente ragione, sebbene sia qualcosa di molto limitante.

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    2. Io da disoccupata posso dirti basta che lavori, questo è il lato positivo, non devi guardare altro. La vita di oggi non fa sconti purtroppo.cerca di vivere il più serenamente questo cambiamento, semmai avverrà.

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  3. Guardare avanti.
    Sempre.
    Ciò che può sembrare impossibile oggi potrebbe in realtà aprirti nuove strade e percorsi lavorativi.

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  4. Fra, tu sai benissimo che è normale, nel mondo del lavoro come fuori di esso. Siamo giudicati non per quello che facciamo ma da chi ci circonda. E il livello è basso, bassissimo. Corri, guarda la "nostra" Milano così bella, respira (metaforicamente) e cazzo, vai avanti.

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    1. Ha ragionissima Marì... Ma è anche vero che tutto questo mette addosso una grande tristezza.
      Se nessuno è indispensabile, alla fine si lavora al minimo sindacale. Tanto.

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  5. Non ti scoraggiare, non avere paura e vai avanti.

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  6. Guarda tutti a testa alta. Non sei il mio mentore mica per nulla

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  7. Continua a testa alta. Vedrai che andrà bene.

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  8. E' una pagina amara, questa, Francesco.
    Le dinamiche all'interno delle aziende non sono così diverse di quelle al loro esterno. Come il tuo lavoro venga percepito e valutato dipende da innumerevoli variabili, molto spesso hanno dinamiche assurde o, in termini aziendali, persino nocive, pericolose.
    Del resto anche la letteratura economica, dell'imprenditoria, della gestione è ricca di casi di super dirigenti che con politiche assurde hanno affossato aziende di successo, in salute, etc. .
    Non è poi così lontano, basta vedere come siano riusciti a disfare il Monte dei Paschi di Siena, una banca secolare, fino a poco tempo fa una tra le più floride del mondo.

    Sviluppare un certo cinismo è utile: il contesto economico maggioritario è caratterizzato da un paradigma abbastanza cruento: arraffare più soldi nel minor tempo possibile. Cosa succederà dopodomani? Non so, dopodomani non esiste.
    Questo si applica anche nelle relazioni dipendenti - azienda - dipendenti.

    Le prospettive non sono allettanti per varie ragioni. Quando l'economia si fa magra, molti odi vengono al pettine, si fanno risparmi spesso assurdi, sprechi o "accentramenti" assurdi non diminuiscono, la competizione degenera in lotta.
    Quando i giochi si fanno duri i duri iniziano a giocare.

    Sarai un buon lottatore, Francesco.

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  9. Mi spiace Franci.
    Mi spiace un sacco.
    Però sono abbastanza certa che troverai la tua nuova dimensione.

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  10. mi spiace per la sorte avversa.. chiamiamola così.. ma non mi capacito come la tua mente aperta si fossilizzi sullo stesso lavoro da così tanti anni..
    cmq vai e trova l'adattamento giusto che ci riesci.

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    1. Formalmente hai ragione ma in realtà è come se avessi cambiato 4 lavori in 20 anni

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  11. Ho lavorato per un pò in un'azienda dove stavo malissimo (il cui retro stava proprio lungo la Martesana, ma mi sa che te l'avevo già detto).
    Sono stata malissimo, una sensazione orrida (ne ho parlato ampiamente nel blog), però poi tutto passa. Prima o poi. E ti auguro che sia prima che poi.
    Un bacio.

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