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mercoledì 22 marzo 2017

travolta

mi sono operato due volte. entrambe le volte a febbraio, la prima volta nel 2007 e la seconda nel 2012. due interventi tutto sommati non complessi, anche se la prima volta in anestesia totale e con qualche giorno di degenza postoperatoria. non sono mai stato un coraggioso, ma neanche un fifone. di base, mi sono sempre fidato dei medici, dato che so riconoscere la professionalità altrui. e questa mia convinzione è aumentata proprio con le due operazioni. ricordo la prima volta che sono entrato in sala operatoria, già bello che anestetizzato. quella sensazione di essere in mani sicure. ricordo quando uscii, ricordo le prime parole stupide che pronunciai. insomma, è senza toccarmi i coglioni che nel tardissimo pomeriggio sono entrato in quell'istituto voluto dal noto oncologo milanese morto qualche mese fa. nuovo di pacca, che sembrava essere in una clinica svizzera, ammesso che possa immaginarmi come sia una clinica svizzera che in realtà mi viene in mente Alberto Sordi nei panni del prof. Tersilli. eppure sappiamo che in quella clinica ci sono i peggiori dolori che possano capitare ad un uomo. le malattie più gravi, quelle più terribili da guarire. quelle che ancora oggi portano più facilmente alla morte che restituiscano alla vita. non ci mettiamo molto a trovare la stanza in cui si trova A. dentro ci sono altri due suoi amici, colleghi di band per l'esattezza. la trovo bene. forse meno peggio del previsto, se vogliamo dire. quando si alza per mangiare mi fa specie vederla "bassa", lei che mette i tacchi alti anche per andare al parco. e insomma, stare in ospedale rende intera la fragilità della persona. salutiamo e andiamo via. sotto loro parlano dei cazzi propri, io prima cerco un bagno, poi ricevo una telefonata poi telefono a mia figlia (a proposito, domenica ha trovato in un cassetto dai miei un paio di occhiali da vista che utilizzavo tra i 15 e i 17 anni, li ha trovati magnificamente vintage e se ne è appropriata. adesso li utilizza per le foto che diventano profilo nei social. di nuovo a proposito, mia figlia diventa più bella ogni giorno che passa). torno, continuano a parlare dei cazzi propri. a questo punto dico: "ma se andiamo in porta romana a farci un aperitivo". e propongo quel locale antico, di diverse epoche fa. di quando si usciva da un bar, si attraversava la strada e si faceva, per l'appunto, l'aperitivo lì. come sempre, trovare parcheggio è un'impresa. ancor di più se si ha un mezzo importante come il mio. "ma come mai hai la macchina più importante del mio capo che pure è un AD?". e gioia mia, che minchia ne so, così è. vabbè, il secondo sbagliato era bello carico. lo sbagliato carico ha sempre un suo perchè. ricordiamolo: spumante+campari+vermouth. stasera mi sono sentito come John Travolta in quel film, però il calzino a casa l'ho controllato. è senza buchi. buona notte amiche ed amici.

12 commenti:

  1. Lo Sbagliato che sbagliato non é mai

    Io sono una fifona, no ho mai avuto neppure un punto di sutura

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  2. Mi piace questo pezzo, sprizza umanità. C'è - appena sotto il bordo del bicchiere - tutto il significato della vita: la sua bellezza, la sua fragilità. Grazie.

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  3. Sono fifone ma mi fido dei dottori.
    John, lo sbagliato corregge le giornate^^

    Moz-

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  4. Io sono una fifona, ma cerco di avere fiducia.
    Mi sono resa conto di avere più paura quando ad entrare in sala operatoria è qualcuno che non sono io, ma che mi è molto vicino. Le sette ore in sala operatoria di Fidanzato le ricordo come le ore più brutte della mia vita, ma alla fine: è andato tutto bene.

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  5. Io dei medici ho sempre avuto il terrore. Spero di averci a che fare sempre il meno possibile.

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  6. Gli ospedali sono luoghi di esercizi spirituali e riportano, come hai scritto, alla precarietà della vita.
    Io vedo lo "accorciamento" delle donne ogni volta in milonga, quando esse scendono dai tacchi (spesso impegnativi) e tornano con le calzature "normali". In effetti, fa senso!

    Le auto (grosse), in città, dovrebbero essere bandite, sono fonte di enne problemi e se sono grosse, spesso, i problemi sono più grossi, anche fosse solo per l'occupazione di spazio.

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  7. Condivido descrizione di uomo degli ospedali.

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  8. Si sta riprendendo la tua amica A.?

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  9. Spero che si riprenda presto e che se è possibile, come tutte le vicende difficili, possa renderla una donna migliore.

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  10. Sono un mix tra il cacarmi addosso e una sorta di strafottenza, ma sicuramente non sono una coraggiosa.
    Auguro alla tua amica A. di rimettersi in forma quanto prima. Ciao

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  11. Io sono stata operata di appendicite, quasi vent'anni fa (michia, quasi 20 anni fa, che roba brutta) e, da buona cagasotto quale sono, ricordo che progettavo la figa dall'ospedale.

    Detto questo ci sono dei posti terribili, come quella clinica.

    Ele

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