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giovedì 1 giugno 2017

22.20

alle 22.20 di questa sera la mia audi tutta ammaccata scende dal silos del solito centro commerciale dove ci sono i soliti ristoranti dove di solito mangiamo all'ultimo momento infrasettimanalmente. per chi volesse saperlo, ho mangiato un mega hamburger, bevuto una media rossa, chiuso con un averna senza ghiaccio. ripenso alla giornata di oggi: lunga, convulsa, altalenante. sveglia prima delle sette, un caffè, una corsa di poco più di 7 km sulla martesana. che di più, col sonno che avevo, non si poteva fare. fatti comunque a 5'38" al km. il che significa comunque che in questo mese di maggio ho superato i 155 km di corsa, che è pur sempre il miglior mese dell'anno dopo il portentoso precedente mese di aprile. correre questa mattina era però molto importante. la giornata, ed era previsto, sarebbe stata molto lunga e alquanto decisiva. ma come spesso capita nella vita, è stata mediana. che è sempre meglio che prendere una sprangata sul setto nasale. con ordine, alle 11 ho un closing. discretamente importante. alle 10 mi rendo conto che c'è un problema. un enorme problema, ed è tutto nostro. ma il vostro preferito è un problem solver, fa una telefonata, cerca un aiuto, non lo trova, capisce che deve arrangiarsi da solo. significa metterci al faccia, e mettendoci la faccia alla fine la porto a casa. che poi con loro sarà solo un inizio, o almeno così mi auguro. non faccio in tempo a festeggiare, che a metà pomeriggio arriva la doccia fredda. l'altra trattativa, molto importante, quella che avrebbe fatto la differenza non solo nella semestrale, ma in tutto l'anno, non solo nella nostra area, ma in tutta l'azienda, mi salta. e, apparentemente, in modo illogico ed ingiustificato. capisco che il mio interlocutore è in imbarazzo. fino a pochi giorni fa gli avevo solo sentito tessere elogi, personali e aziendali. ha fretta di chiudere la conversazione telefonica, gli dico che sono basito. ad un certo punto della telefonata, durata esattamente 6 minuti e 54 secondi, gli do del cretino. non direttamente a lui, ma come se lo avessi detto a lui. poi la recupero, la chiudiamo, rimaniamo che ci aggiorniamo. che può significare tutto, ma più facilmente può significare che non se ne farà un cazzo. e allora vengo preso da un'ansia antica, da adolescenza manageriale. inizio a telefonare a tutti i miei prospect. scorro la rubrica dello smartphone, scavo nel fondo del barile relazionale. mi invento telefonate con soggetti della preistoria, faccio una lunga chiacchierata con un collega del marketing che da noi quelli comandano. avevo promesso un secondo closing entro giugno, e così devo e voglio fare. a costo di inventarmi le più assurde balle. tanto è già previsto che non finirò in paradiso, il purgatorio è il mio posto, e sono convinto che non si stia così male. non è rampantismo aziendale, è che non sopporto essere preso per il culo. se c'è una cosa che non bisogna fare, è sfidarmi sul personale. difficilmente perdo. non avete idea dello stato adrenalinico che avevo alle sette e mezza quando ho lasciato l'azienda. sembravo quello del 2009, del 2010. infine una conferma. quel pezzo di merda è un uomo di provincia. e io lo dico da sempre che la provincia è solo merda. 

5 commenti:

  1. la provincia è tutt'altro che centro per certe argomentazioni, situazioni e quant'altro.

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  2. La provincia è merda ma è il lavoro che si sta provincializzando, specie se un'azienda di provincia, come la mia, si installa nella capitale credendo di rimanere in provincia, ed è il più grande errore. Peggio ancora, giocando alla "globalizzazione" con le stesse tecniche provinciali. Prenderemo presto quelle che chiami "sprangate sul setto nasale" ma io spero di uscire presto da ogni giro, e godermi uno straccio di pensione. Gliela do io a loro la buonuscita.. ;)

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  3. Adrenalinico, Fra
    Da applauso, sempre e comunque

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  4. Anche la tua scrittura è adrenalinica oggi, hai agitato pure me :D

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  5. In realtà la provincia è fantastica, l'importante è non diventare provinciali.

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