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venerdì 31 gennaio 2020

il dolce e l'amaro

"Nella vita ci sono il dolce e l'amaro, io dico che bisogna prenderli tutti e due" (cit.)

probabilmente c'è, nella mia odissea di blogger, un post con questo titolo, scritto in non so quale blog (questo? quello precedente? splinder?). nel virgolettato c'è una frase tratta dal film che dà il titolo a questo post. un film di mafia e mafiosità, interpretato dal grande luigi lo cascio, anche se in realtà indaga sull'animo e sull'essere umano. martedi ho fatto l'amore con una donna, ma non è di quello che intendo parlare. mentre eravamo a letto, in un momento chiamiamolo di affetto, mi ha inconsciamente dato un anno in meno, ciò in quanto messo in relazione ad un compleanno di un amico comune che sarebbe avvenuto da lì a breve. e ci siamo messi quindi a parlare sugli anni che passano. ma non ci ho pensato lì per lì, bensì nei giorni successivi in cui sono stato impegnato in un lunghissimo evento, che come tutti gli eventi della vita racchiude cose belle e cose meno belle. tantissima ritualità, ipocrisia, auto referenzialità. ma anche divertimento, persino autentico, professionalità ed un insieme di cose fatte bene. insomma, è lo spettacolo della vita, nè più nè meno della normalità delle cose. solo, ecco che tutto viene a definizione, che nel mezzo ti rendi conto dello scorrere del tempo. e siccome in questo luogo della ritualità hai fatto anche tu la tua parte, dalle pubbliche relazioni alle danze, dagli applausi alle stories sui social, basta un niente per farti capire - ancora una volta - che non è la tua stagione. certo, c'è chi sta peggio anzi molto peggio, sia chiaro. ad esempio le vittime della porcheria, che anche se nel frattempo hai raccolto qualche dettaglio in più resta ugualmente una porcheria. insomma, resta il dolce e l'amaro, che vanno presi entrambi, se non altro perchè non si può fare altrimenti. sono grato a me stesso per avere dato nella mia vita sempre il giusto peso ad ogni cosa. attenzione, con tutte le gradazioni del caso ed in rapporto al momento preciso della mia vita stessa. avere 53 anni non è come averne 33 ed è diverso da quando erano passati 43 anni dal primo respiro al mondo. ma nemmeno io sono un automa: anche un mancato saluto o un intervento davanti a migliaia di persona può essere un segnale che ti fa girare un pò i coglioni. magari non è neanche un segnale, magari non è un cazzo, ma resta quell'accenno di giramento. anche perchè, e veniamo alle cose forse veramente importanti, questo insieme di impegni mi ha fatto correre questa settimana appena 10 km. stasera mi era persino venuto il folle pensiero di andare a correre dopo le 19.15, anche solo sei km. ma non ne avevo la minima forza, e a ciò va associato il fatto che domani mattina, anche domani mattina, ci sarà da alzarsi presto per andare a prendere un aereo, per cui è meglio che tra un paio di ore si vada a letto. se anche domani non si corre. beh, che mi torni almeno un pò la voce, persa in questi giorni in cui non ho fatto altro che parlare. buona notte a tutte e tutti.

domenica 19 gennaio 2020

mezza di san gaudenzio, si torna a correre sotto le due ore (cazzo)

non correvo da lunedi sera, appena sette km. nel resto della settimana (ieri compreso) ho attraversato quattro regioni, facendomi un culo a pista che metà basta. dopo la debacle del brembo avevo rilanciato, iscrivendomi - per il quarto anno consecutivo - alla mezza di san gaudenzio in quel di novara. una gara che conoscevo quindi, e che mi aveva dato anche delle belle soddisfazioni, soprattutto l'anno scorso visto che è proprio lì che ho fatto il mio PB. ma quest'anno non ero certo nella forma dell'anno scorso e poi per andare a novara occorre svegliarsi presto (io poi sono esagerato che mi devo svegliare particolarmente presto, perchè voglio trovare parcheggio, prendere il pettorale senza fare code, salutare gli amici ecc...insomma, morale della favola la sveglia ha suonato alle 6.45). non mi sentivo particolarmente in forma, devo dire, e poi faceva veramente freddo (2 gradi). ho preso due barrette energetiche nell'attesa e dopo una specie di riscaldamento mi sono avvicinato al gonfiabile della partenza. un pò a sorpresa le gambe me le sentivo bene però. 27'44" ai 5 km, 55'28" ai 10 km.  tra l'undicesimo ed il dodicesimo c'erano le uniche due "salite" della gara (il virgolettato è d'obbligo), all'altezza di monticello, che faccio bene. salto tutti i ristori (e sarà anche in quelli successivi), ma dal quindicesimo inizio ad andare affanno. ma non mi fermo, semplicemente rallento e comunque sto sotto i 6' al km. dal diciottesimo si rientra a novara e a quel punto oltre a sapere che è fatta dico che forse oggi posso fare un tempo più che decoroso. allora, un pò a sorpresa anche qui, accelero e faccio il ventesimo a 5'45". in lontananza vedo lo stadio e dopo aver cercato di incoraggiare una ragazza che continuava a ripartire e fermarsi (mi dice che ha i crampi) mi esce un ultimo km oserei dire "incredibile" (vabbè dai, sto ridendo pure io). fatto sta che sorpasso, in quei ultimi metri, veramente tantissimi runner. chiudo in 1h58'30", scendendo sotto le due ore cosa che non mi succedeva dallo scorso mese di maggio. certo, è una mezza veloce e che conosco, ma le gambe sono le mie comunque. sono veramente soddisfatto, soprattutto perchè la sensazione era quella che potessi fare addirittura meglio. e pensare che nel palazzetto, prima di partire, parlavo con un amico ed entrambi si diceva che la voglia è sempre meno. poi però parti e se ti escono fuori prestazioni così cambi idea. teniamocela stretta una giornata così, che non capita spesso. a me piace correre, perchè correndo si va avanti.

lunedì 13 gennaio 2020

parkrun/2 (pb sui 5000), una porcheria immane, i benzinai extracomunitari

sabato mattina ho fatto la mia terza parkrun, da clima siberiano come le precedenti. mi piace questa cosa di arrivare, fare un paio di km di riscaldamento, fare la foto di rito e poi partire a bombazza. è l'essenzialità della corsa, mi verrebbe da dire. sabato mattina a sfidare il freddo un centinaio di partecipanti, tra di loro tanti inglesi che evidentemente vivono qui a milano o al limite sono di passaggio. ciò come detto non è casuale, visto che è a londra che è nata la parkrun. sabato sono riuscito ad "abbattere" il mio pb sui 5000, che resisteva dal 2015, cioè dai miei primi passi nella corsa. abbattere è ovviamente un verbo usato ad minchiam, perchè i precedenti 5000 da pb li avevo fatti a 4'57" al km, questi li ho fatti a 4'56" al km. parliamo di una sciocchezza insomma. per l'esattezza ho fatto 5,04 km in 24'53". ovviamente sono soddisfatto, e non poco: questo forse mi convince ancor di più dell'idea che è sulla velocità che dovrei specializzarmi. poi siccome nel pomeriggio il mio amico/cliente triatleta, che mi controlla attraverso il connect, mi ha detto che il mio battito cardiaco è pressochè identico che io corra una mezza maratona o un 5 km a razzo, ho deciso che dovevo fare una roba che fosse una specie di fartlek. e dato che oggi mi trovavo dai miei ho fatto 8 km di interval training, fatto da 2 km più lenti ed 1 km più veloce, poi di nuovo con questa andatura per poi chiudere con un km lento ed uno veloce. se mi riesce proverò anche domani sera. il triatleta dice che se mi allenassi in questo modo potrei fare la mezza in 1h45. mah, non saprei a dire il vero.
a 53 anni pensavo di aver visto se non tutto abbastanza. ma mai avrei pensato che potesse realizzarsi quello che mi hanno raccontato venerdi pomeriggio. si è trattato, anzi si tratta, di una porcheria immane, un colpire nel mucchio indiscriminatamente per tutelare chi non meriterebbe affatto di essere tutelato. il mondo è fatto da ingiustizie, ma alcune lo sono più di altre. dal canto mio questa cosa rafforza un mio preciso convincimento: prima francesco, poi tutto il resto.
mi è capitato, qui a milano, di notare che tre stazioni di servizio - anche abbastanza grandi - sono presidiate da extracomunitari. direi occhio e croce cingalesi, bengalesi, indiani. ma attenzione, non si tratta di addetti alla pompa o al lavaggio auto. sto parlando di esserne i titolari ed un volta che lo sono, titolari, assumere connazionali come collaboratori. non so come sia avvenuta questa cosa, non ne ho la più pallida idea. ma questa cosa conferma il fatto che il declino dell'italia è soprattutto il declino degli italiani, che non hanno più voglia di lavorare checchè ne dica la propaganda sovranista e populista di salvini e meloni, ben interpretata nel mondo di blogger da autentici campioni della inutilità umana che anni fa mi capitava di ospitare in queste pagine di diario. cioè rendetevi conto, qui non siamo al "ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare" e allora giù ad elencare attività quali la badante o il contadino. che al limite dico, ci potrebbe anche stare. qui si tratta di fare il benzinaio; non il muratore che ti riempi di calce e stai sui ponteggi, non il meccanico che ti sporchi di grasso (che oggi non ti sporchi neanche più di grasso, vabbè). il benzinaio, in un mondo di stazioni di servizio self service, aspetta che arrivi il camion cisterna per scaricare benzina o gasolio, aspetta il cliente che in cambio di qualche 50 centesimi in più al limite vuole essere servito, prende i contanti o la tesserina plastificata del bancomat o della carta di credito. non c'è notte, non c'è domenica. nulla di tutto ciò. è più stressante lavorare in banca. prima gli italiani insomma, di non fare una beata minchia però.

lunedì 6 gennaio 2020

una mezza sul brembo diversa da quella dell'altro anno

mi ero iscritto alla mezza sul brembo sulle ali dell'entusiasmo della tapasciata di trezzo di prima di natale, iscrizione quasi last minute. sapevo che era difficile come gara ma ne conservavo un bel ricordo, visto che l'anno scorso ero andato sotto le due ore sfiorando il mio pb dell'epoca sulla distanza. gli allenamenti tra natale e capodanno avevano suffragato questa mia idea, meno quelli dopo capodanno devo dire. poi ieri ero nervoso per una serie di motivi noti ed ignoti, e per cercare di farmelo passare sono andato a farmi una lunga passeggiata tra porta nuova, gae aulenti, corso como e l'isola. passeggiata tonica per la mia mente, ma sconsigliata per le gambe. insomma, questa mattina sentivo che non sarebbe stata una giornata minimamente paragonabile a quella del 2019 ma ormai il dado era bello che tratto. nella palestra del cus qualche piacevole e inaspettato incontro, poi alle 9.30 si parte. non forzo in alcun modo, che c'è da dosare bene la fatica. inizia la prima discesa, ma anche la prima delle salite che caratterizzano questa mezza. fino ai dieci le gambe mi dicono bene, dagli 11 ai 14 mi dicono benino, poi dal cavalcavia dell'autostrada prima di osio sotto mi dicono male. addirittura dal 17esimo km sento i crampi, prima alla gamba destra poi a quella sinistra. ogni tanto cammino, ma anche quando riprendo a correre più che correre muovo le gambe. al ristoro dei 20 mi fermo a prendere un the che bevo camminando, tanto che vengo sorpassato da una che conosco che non va di sicuro forte. ma almeno questa cosa mi convince a fare l'ultimo km in modo non dico normale ma tendenzialmente dignitoso. ho scaricato prima la graduatoria, sono arrivato tra gli ultimi, una roba penosa. ma sono arrivato, ecco. tra due settimane c'è la mezza che l'anno scorso mi ha visto andare molto ma molto bene, mezza che è certamente più facile di quella di oggi. ormai siamo al costo di iscrizione massimo, per cui posso pensare di iscrivermi anche qualche giorno prima. chiudo dicendo che in questo momento non c'è parte del mio corpo che non senta male. e che ho la vaga impressione che nel mio futuro di runner forse mi si prospetta di diminuire il kmetraggio o di puntare a corse più brevi, magari "specializzandomi" nella velocità. altro che puntare alla maratona. vabbè, domani si torna a lavorare, anche questa non mi sembra una gran cosa. però non lamentiamoci troppo, almeno il lavoro ce l'ho.